Brescia e il mistero dei tre soli …

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Brescia e il mistero dei tre soli apparsi nel 1630

«Questa notte nell’alba vedonsi tre soli dalla parte verso Levante quasi sopra il nostro monte San Gottardo, che nel venire il giorno spariscono». Questa descrizione enigmatica e oscura, senza ulteriori dettagli, compare nella pagina del 28 febbraio 1630 dei cosiddetti «Diari Bianchi», una cronaca dei fatti bresciani tenuta da alcuni membri della famiglia Bianchi tra il XVII e il XVIII secolo. Per gli appassionati di ufologia, che certamente non apprezzano il principio del rasoio di Occam, sarebbe la prima descrizione certa di una visita aliena in territorio bresciano. L’interesse per gli Ufo e i loro avvistamenti esplode a metà degli anni ’50 del secolo scorso, negli Stati Uniti.
Il motivo non è certamente l’aumento delle visite da parte degli ometti verdi, ma una serie di concause che nel tempo includono la paura di un terzo conflitto mondiale, lo spionaggio, la guerra fredda e la minaccia della bomba atomica. Una certa isteria di massa si diffonde e l’influenza dell’immaginario, prima radiofonico e poi cinematografico, porta a una fiorente visione di dischi volanti e alieni. Negli anni ’60 e ’70 del Novecento, la rivoluzione culturale e il progressivo aumento della sfiducia nei confronti delle istituzioni religiose porta a un vero proprio culto dove gli alieni, per qualcuno, tendono a sostituire i Santi.
Figure salvifiche che dall’alto dei cieli vegliano sugli umani, li proteggono o decidono le loro sorti. Fanno apparizioni fugaci che hanno ragioni a noi oscure, si materializzano in varie forme, conoscono segreti che a noi, poveri inetti, non vengono rivelati. L’ufologo arriva a creare delle vere e proprie truffe a sostegno delle proprie tesi falsificando abilmente fotografie e filmati.
Il look di queste molto poco attendibili testimonianze varia con il passare del tempo, a seconda delle mode e del gusto estetico: si passa dal look tipicamente anni ’50/’60 del classico «disco volante», di solito un piattino sospeso al filo di una canna da pesca, alle visioni luminoso/psichedelico tipiche della cultura anni ’70, al culto della tecnologia nei decenni successivi, dove la tecnica la fa da padrone. Il clamoroso successo della serie X-files determina, dopo il 1993, una nuova ondata di avvistamenti.
Tante persone che non si accontentano delle cose di questa terra cominciano a scrutare il cielo alla ricerca di una risposta alla propria miseria. Oggi, grazie alla computer graphic e allo strumento spargibufale per eccellenza – internet – il realismo degli avvistamenti diventa sempre maggiore e la diffusione preoccupante. Brescia, dal canto suo vanta un discreto curriculum al riguardo, a partire dagli «astronauti alieni» incisi sulla pietra a Naquane.
Come dichiarato dal Centro ufologico nazionale: «Il territorio bresciano riveste particolare interesse», nel 1973 avviene uno dei casi più interessanti di «incontri ravvicinati»: un giovane che si trova a passeggiare sul lago d’Idro viene colpito da un fascio di luce «sparato» da un oggetto discoidale, perdendo i sensi. Al suo risveglio si ritrova all’interno di un disco volante, steso su un lettino ed esaminato come una cavia da alcuni strani umanoidi. Il testimone si è poi rivolto al Centro Ufologico di Milano che lo ha sottoposto a regressione ipnotica, confermando, a detta loro, la veridicità della propria esperienza.
Ondate di avvistamenti Ufo vengono segnalate nel 1987 e nel 1988 e proseguono fino a oggi. Oggetti che si presentano come «lune infuocate» sospese sull’acqua, e altri ancora più curiosi come quello segnalato ai carabinieri di Bagolino nel 2012, con le sembianze di un triangolo di colore scuro. L’oggetto, sarebbe stato avvistato mentre planava per atterrare a 2000 metri di altitudine in una valletta in mezzo ai boschi, poi «misteriosamente» scomparso. Evidentemente, visto il totale di 32 avvistamenti, per i bresciani il motto «I want to believe» rimane ancora valido. Resta da scoprire cosa fossero i «tre soli» descritti nei diari Bianchi.
di Marco Tiraboschi
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