I Virus e possibile trattamento di patologie …

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I Virus e possibile trattamento di patologie dovute a COVID 19

Nel gennaio 2020 inizia in Italia una epidemia dovuta a contagio di un corona virus inizialmente sconosciuto, ma con propagazione veloce e portando patologie polmonari molto spesso letali. Non sono qui a comprenderne la causa o se vi sia stata mutazione, fuga accidentale o contaminazione progettata, argomento di un successivo manoscritto . Molti propongono trattamenti con farmaci antivirali in commercio in Italia o altri Paesi come Russia o Giappone mostrando risultati miracolosi. Mi propongo di suggerire un trattamento alternativo con vitamina C endovena ad alte dosi oppure con due vitamine a alte dosi, vitamina C e B6, due vitamine idrosolubili indispensabili per la vita a basse dosi e possibili cure a elevate dosi endovena come noto in passato per malattie virali (Poliomelite). Tale approfondimento viene proposto con introduzione sui virus e successivamente sul COVID 19 e sviluppando letteratura scientifica dove sono stati riportate proprietà biochimiche e risultati clinici.
INTRODUZIONE
Virus è un termine latino che significa VELENO [1]. Esso è un sistema complesso con modalità di azione e attività compatibile con i parassiti. Analizzando la sua fisionomia il virus assomiglia a una cellula mancata infatti da un filamento centrale una singola o doppia elica di RNA o DNA protetto da un sistema proteico detto capside avente compito di protezione dalle nucleasi [Figura 1]. In alcuni casi il capside è avvolto in una membrana esterna detta peplo, o envelope o pericapside con composizione variabile di carboidrati, lipidi e proteine osservabili nell’herpesvirus, poxvirus e orthomyxovirus [2]. Essi sono sistemi acellulari e parassiti obbligati nell’ambito del loro ciclo vitale si svolge penetrando all’interno delle cellule. Ogni virus svolge la propria attività rigenerativa in specifici sistemi, per esempio alcuni agiscono nelle cellule vegetali e solo in determinate specie, altre in generale nei mammiferi, uccelli, batteri ecc.


Figura 1 – Virione di virus influenzale -Von Dr. Influensa in der Wikipedia auf Norwegisch, CC BY-SA 2.5,
httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=2850213
Tra i virus agenti sui mammiferi molti sono specifici per le cellule eucariotiche umane. Le infezioni virali possono causare patologie e verificarsi cambiamenti genetici. I virus specifici per i batteri detti batteriofagi [Figura 2] si legano a recettori specifici sulla membrana per poi entrare nel batterio. In primis l’enzima polimerasico batterico inizia la traduzione di mRNA batterico producendo proteine che serviranno al virus nel ciclo di attività. Successivamente avverranno una serie di copie del genoma virale iniziale e la biosintesi di enzimi per la protezione e infine la morte del batterio e la fuoriuscita dei batteriofagi [3].


Figura 2 – struttura di un batteriofago – Di GrahamColm di Wikipedia in inglese, CC BY-SA 3.0,
httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=7306290
Questo semplice esempio serve per la comprensione del ciclo dei virus aventi in comune le seguenti fasi:
1) Attaccamento ( fase in cui la parte terminale di proteine del capside virale si legano con proteine di membrana della cellula infettata);
2) Ingresso (fase successiva all’attaccamento dove il virione attraversa la membrana citoplasmatica della cellula per endocitosi per fusione di membrane o mediata da recettori. In alcuni casi il genoma può essere iniettato dall’esterno.);
3) Uncoating (fase successiva all’ingresso del virione nel citoplasma della cellula infettata e viene rilasciato il genoma e degradato il capside per effetto di enzimi virali o della cellula infettata);
4) Replicazione (fase successiva all’Uncoating dove il genoma si duplica n volte per effetto di enzimi specifici);
5) Assemblaggio ( fase il cui i nuovi genomi riformano capside tramite enzimi virali. Nel caso di HIV questa fase avviene dopo il rilascio);
6) Rilascio ( fase successiva all’assemblaggio e avviene la morte cellulare per lisi, liberando i nuovi virus).
Variabilità genomica del virus
La deriva antigenica è una modalità di mutazione genetica del virus. In particolare, variano singole basi nel genoma e spesso non conduce a variazioni di proteine codificate e tale fenomeno è chiamato “mutazione puntiforme silenziosa”. In altre occasioni la mutazione si oppone al farmaco antivirale creando virioni resistenti. La ricombinazione e riassortimento sono i modi di mutazione naturali [4-5]. La ricombinazione e riassortimento sono i modi di mutazione naturali e quando accade con i virus influenzali si verificano pandemie. I virus influenzali esistono spesso come sciami di virus della stessa specie ma con genoma leggermente diverso. Quando nel ciclo virale il genoma in costruzione si combina con pezzetti di altro genoma presente avviene la ricombinazione e il risultato è un virus figlio o offspring con genoma diverso, fenomeno detto riassortimento. Lo stesso effetto mutante può essere creato in laboratorio. La replicazione dei virus a DNA avviene generalmente nel nucleo della cellula infettata e utilizza strumenti molecolari della cellula, talvolta anche i propri; i virus a RNA promuovono usualmente la loro azione biologica nel citoplasma utilizzando enzimi propri per replicazione del genoma detti RNA replicasi. I retrovirus effettuano il loro ciclo biologico nel citoplasma come i virus a RNA.


Figura 3 – schema di come i diversi ceppi influenzali possano ricombinarsi creando ceppi completamente nuovi, con forma e caratteristiche d’entrambi. Questo processo è chiamato shift genetico ed è distinto dalla deriva genetica, che è il processo di accumulo di mutazioni puntiformi. Di Umberto NURS – Questo file deriva da: Influenza geneticshift.jpg:Jiver, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43904121
In genere si lega alla cellula bersaglio tramite una glicoproteina ed entra per fusione con la membrana liberando capside contenente genoma. I retrovirus hanno genoma formato da due catene di RNA identiche. I genomi virali possono essere suddivisi in tre generiche parti :
1) gag codificante le proteine strutturali;
2) pol codificante le trascrittasi inverse e integrasi o replicasi o DNA polimerasi;
3) env codificante le proteine del pericapside.
Nel retrovirus il genoma liberato, tramite trascrittasi inversa, codifica segmento DNA a doppia elica tramite tRNA specifico del virione e tramite enzima integrasi il DNA prodotto si integra con la cellula infettata. Si rigenera genoma, capside e pericapside e per gemmazione vengono rilasciati dalla cellula [6-8]. Spesso l’infezione virale conduce al suicidio della cellula per apoptosi, atto estremo per fermare la replicazione virale non avendo altre possibilità di difesa [9]. I virus benchè siano i sistemi biologici più abbondanti sulla Terra possono variare rispetto alla loro composizione naturale per effetto di mutazioni spontanee aventi però bassissima probabilità oppure con attività biotecnologica di laboratorio , quindi possono essere facilmente sintetizzati e nel 2002 abbiamo notizia del primo virus artificiale [10-12]. In laboratorio è opportuno sintetizzare il genoma DNA (per virus a DNA) o cDNA (per virus a RNA) e messo all’interno della cellula affinché produca sé stesso in modo completo. Le sequenze genomiche di migliaia di virus sono contenute nel National Institutes of Health [13]. Dalle esperienze di pandemie avvenute nella storia, si prende il pessimo esempio di utilizzare sistemi virali quali possibili armamenti benchè vietati dall’ONU. Oggi il COVID 19 , un virus appartenente all’Ordine dei Nidovirales [14 -15] , famiglia coronoviridae [16-17], sottofamiglia dei Coronavirus [Figura 4] è acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19 talvolta detta malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 [18].


Figura 4 – Coronaviruses are a group of viruses that have a halo, or crown-like (corona) appearance when viewed under
an electron microscope. The coronavirus is now recognized as the etiologic agent of the 2003 SARS outbreak.
Additional specimens are being tested to learn more about this coronavirus, and its etiologic link with Severe
Acute Respiratory Syndrome. It is stated on the CDC website for a coloured version of the image that this
depicts the (Avian) Infectious bronchitis virus – Di Photo Credit:Content Providers(s): CDC/Dr. Fred Murphy –
This media comes from the Centers for Disease Control and Prevention’s Public Health Image Library (PHIL),
with identification number #4814.Note: Not all PHIL images are public domain; be sure to check copyright status and credit authors and content providers., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=822112
Il COVID 19 [Figura 5] colpisce principalmente l’apparato respiratorio [19] ma può provocare una serie di sintomi come febbre, tosse, respiro corto, dolore ai muscoli, stanchezza e disturbi gastrointestinali quali la diarrea; nei casi più gravi può verificarsi una polmonite, una sindrome da distress respiratorio acuto, sepsi e shock settico, fino ad arrivare al decesso del paziente [20-21]. le principali modalità di trasmissione avvengono tra individui a stretto contatto per effetto di particelle di saliva dopo avere tossito o starnutito.


Figura 5 – This illustration, created at the Centers for Disease Control and Prevention (CDC), reveals ultrastructural morphology exhibited by coronaviruses. Note the spikes that adorn the outer surface of the virus, which impart the look of a corona surrounding the virion, when viewed electron microscopically. A novel coronavirus, named Severe Acute Respiratory Syndrome coronavirus 2 (SARS-CoV-2), was identified as the cause of an outbreak of respiratory illness first detected in Wuhan, China in 2019. The illness caused by this virus has been named coronavirus disease 2019 – Di CDC/ Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM – This media comes from the Centers for Disease Control and Prevention’s Public Health Image Library (PHIL), with identification number #23312.Note: Not all PHIL images are public domain; be sure to check copyright status and credit authors and content providers., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=86444014
individui a stretto contatto per effetto di particelle di saliva dopo avere tossito o starnutito. La trasmissione può avvenire tra due persone una delle quali con patologia oppure asintomatico. È attualmente in corso la sperimentazione per verificare trasmissione per contatto con superfici contaminate dal COVID 19. Sono stati effettuati campioni anche sulle feci risultando positive circa metà delle persone con patologia in fase avanzata [22]. Nella saliva il virus rimane attivo qualche ora mentre sulle superfici per alcuni giorni [23-24]. Il COVID 19 risulterebbe derivare dalla ricombinazione del coronavirus del pipistrello e un virus sconosciuto e talvolta ipotizzato essere di origine naturale senza poter escludere origine di ingegneria genetica [25]. Osservo personalmente una serie di pubblicazioni dove gli autori affermano con certezza di una origine naturale del virus [26-28]. Benchè mutazioni e la combinazione tra due virus siano possibili, la probabilità è estremamente bassa, rispetto a una costruzione in laboratorio dove la probabilità è 100%. La sede più probabile è quella dove è stato studiato il virus della SARS e nella ricerca del vaccino con inquinamento dovuto a un virus del raffreddore. La probabilità maggiore è evidente se ottengo un corona virus e tramite gli spike terminali (antenne) potrebbe essere influenzato da campi magnetici statici e variabili l’attaccamento ai recettori cellulari cellula potendo in quel modo determinare la virulenza e quindi alla comunità contaminata. Se il COVID 19 ha espressione genomica responsabile della variabilità continua con efficacia di attacco e di mimetizzazione determinando patologie gravi, è ideale per rendere inefficace nemici in tempi rapidi e con inizio dopo 14 giorni dal contagio non dà sospetti per visite bilaterali e se infine potrà legarsi agli individui desiderati sarà il virus ideale per la guerra [29-30].
Vitamina C
I trattamenti dell’infezione, al momento vengono fatti curando sintomatologie oppure con antivirali e altri farmaci di norma utilizzati per altre patologie. Gli effetti di antivirali sul mercato italiano e estero sono in via di sperimentazione da parte di strutture ospedaliere. Da biochimico propongo di affrontare i soggetti contagiati con semplici vitamine idrosolubili: Vitamina C e B6. Pauling dimostrò una diminuzione del 15 – 20% di soggetti con raffreddore o influenza stagionale con integrazione di vitamina C da 200 mg/die fino a 1 g/die. Quindi una normale integrazione orale di acido ascorbico è in grado di ridurre l’avvenire della patologia per circa il 15% dei soggetti [31-32] Inoltre, è possibile effettuare esperimenti integrando vitamina C ad alte dosi contemporaneamente via orale e aumenta l’efficacia rispetto alla diminuzione dell’insorgenza di raffreddori e influenze endovena fino a 90 grammi complessivi come sostenevano Frederick Robert Klenner, Robert Cathcart e Linus Pauling in esperienze e pubblicazioni effettuate tra il 1974 e il 1992 per la cura di tutte le infezioni virali e altri proposti in esperimenti moderni [33-44]. Inoltre, riduce drasticamente la tossicità dovuta a altri farmaci [45-46]. È importante sottolineare l’utilizzo della vitamina C ad alte dosi per trattamenti a varie forme tumorali e altro da 600 mg a 90 grammi complessivi al giorno [47-61].
La vitamina B6
La vitamina B6 [62] è idrosolubile e essenziale pe la vita e viene reperita dall’organismo dei mammiferi tramite la dieta e all’attività batterica intestinale. Le sue forme in natura sono molteplici, piridossina, piridossale, piridossammina, le forma monofosfate in posizione 5’ e agliconi di zuccheri semplici o complessi [63-64]. È stata oggetto di interesse di numerosi esperimenti, alcuni dei quali in alte dosi orale e endovena. La piridossina ha la facoltà di inibire enzimi polimerasi e topoisomerasi [65-76] e conseguentemente potenziale bloccante di attività virale lasciando all’acido ascorbico di comportarsi da proosidante nelle cellule infettate, liberando acqua ossigenata, senza scalfire le cellule sane. La vitamina B6 come avviene per l’acido ascorbico è un antitumorale preventivo e soppressore [77-99].
Proposte terapeutiche
1) La presente proposta prevede assunzione orale di acido ascorbico e endovena con flebo di soluzione fisiologica: 5 grammi suddivisi nella giornata e 45 grammi endovena da raggiungere in tre giorni e studiando effetti e tolleranza del paziente. È possibile utilizzare 90 grammi al giorno come affermava Linus Pauling. Verifiche da fare sono pH della soluzione da iniettare endovena e dovrà avere valori compresi tra 7,30 e 7,35 (pH fisiologico).
2) La seconda proposta prevede tutta la prima parte con aggiunta di 600 mg al giornodi piridossina da iniettare endovena arrivando a tali valori in due giorni e con valori ematici elevati di acido ascorbico. Qualora il paziente infettato da COVID 19 non abbia effetti collaterali aumentare di 100 mg di vitamina B6 fino al massimo possibile di tolleranza che grazie alla presenza di acido ascorbico aumenterà notevolmente.
Eventi precedenti di utilizzo protocollo 1

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Il Dr Domenico Mastrangelo è un medico ematologo specializzato in oncologia che lavora presso il policlinico Le Scotte di Siena. Esso ha utilizzato alte dosi di acido ascorbico per la cura del retinoblastoma ai fanciulli con risultati eccellenti e senza usare chemioterapici e suggerisco di contattarlo [100- 103]. Mi permetto un’ultima considerazione, Siena conta suicidi che talvolta non sono tali, lascio al buonsenso di ognuno ogni considerazione, poiché se non fosse così nel caso del Professore Francesco Lo Coco, sarebbe fonte di prova del funzionamento di sostanze efficaci a basso costo [104]. L’idea di utilizzare acido ascorbico e piridossina per sconfiggere il COVID 19 nasce sia dalla ottima bibliografia che evidenzia le proprietà eccezionali di queste due molecole ma anche da esperienze personali di utilizzo dello stesso a alte dosi e la morte del professore Lo Coco mi ha convinto definitivamente del quale spero si possa effettuare approfondimenti d’indagine.
Dr. Riccardo Zanaboni (Comitato Scientifico del C.I.R. Centro Italiano Ricerche)

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determinativo femminile, nel secondo caso quello maschile., su @AccademiaCrusca, 8 marzo 2020. URL
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Dr.Riccardo Zanaboni PhD

(Comitato Scientifico) C.I.R Centro Italiano Ricerche – Roma

 

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