‘Fantasmi’ stellari infestano la galassia …

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‘Fantasmi’ stellari infestano la galassia vicina alla Via Lattea

Scoperti dal precursore del super radiotelescopio Ska
Ci sono ben due ‘fantasmi’ stellari che infestano la Piccola Nube di Magellano, la galassia nana visibile dall’emisfero australe e distante circa 200.000 anni luce dalla Terra: sono i potenziali resti di due supernovae, comparsi a sorpresa nella più dettagliata mappa radio della galassia mai ottenuta finora. Pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stata realizzata da un gruppo internazionale di astronomi guidato dall’Università di Manchester, a cui hanno partecipato anche ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Alcune antenne che compongono ia rete dei radiotelescopi ASKAP (fonte CSIRO)

La mappa della Piccola Nube di Magellano è stata ottenuta grazie alla rete di radiotelescopi Askap (Australian Square Kilometre Array Pathfinder) in Australia: con ben 36 antenne paraboliche da 12 metri di diametro, è il precursore di quello che sarà l’interferometro Ska (Square Kilometre Array), che una volta realizzato (anche grazie al contributo scientifico e tecnologico dell’Italia) sarà il più grande e sensibile radiotelescopio al mondo.
Oltre ad aver scoperto i resti di due supernovae, ovvero quel che rimane di immani esplosioni di stelle di grande massa giunte alla fine del loro ciclo evolutivo, Askap ha individuato oltre 7.000 sorgenti puntiformi di onde radio nella direzione della Nube, di cui molte sono risultate essere galassie lontane. Nella mappa radio spiccano anche 20 nebulose planetarie, già note da precedenti osservazioni nella luce visibile.

Nella mappa radio della Piccola Nube di Magellano spiccano 20 nebulose planetarie (fonte University of Manchester)

“Ora possiamo combinare questi dati radio con osservazioni nel visibile, nell’infrarosso, nei raggi X e gamma, riuscendo così a esplorare la Piccola Nube di Magellano e le altre galassie con un dettaglio senza precedenti”, spiega l’astrofisica Tana Joseph, che ha coordinato lo studio nell’ambito del progetto Evolutionary Map of the Universe (Emu).
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