Il Mio Viaggio in Rwanda

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Il Mio Viaggio in Rwanda
Paese adorabile, poco turistico e incontaminato, posso descriverlo solo con la mia mentalità occidentale, che però sottolineo, è il solo punto di vista che posso esprimere, per quanto olistico, di viaggiatrice eclettica con l’hobby dell’antropologia culturale.

Il Mio Viaggio in Rwanda

Forse proprio per via del mio antico interesse per l’osservazione delle culture umane, l’atteggiamento occidentale a schematizzare tutto sui propri standard sulla propria storia, sugli schemi politici e sulla propria morale mi turba e mi mette non poco a disagio, ho un senso di sacralità per la varietà delle esperienze umane e anche quando alcune tradizioni comportano azioni che vanno apertamente contro i miei principi morali, tendo ad evitare di esprimere facili, quanto, a mio avviso, banali, giudizi.

Del resto, non possiamo neanche negare che ogni umano abbia la sua storia, i suoi schemi, la sua cultura e, gioco forza, misura le culture degli altri sulla sola base dei suoi parametri di origine. Non potrebbe essere diversamente, ma, proprio come occidentale che parla alla sua etnia, mi sento di invitare tutti a cercare di astenersi da applicare i propri standard per denigrare culture diverse e lontane. Ciò che intendo è ricordarsi che ognuno ha il diritto di avere punti di vista e schemi più o meno elastici o limitanti e anche esprimerli liberamente, ma che i punti di vista non sono verità assolute, leggi universali applicabili a qualunque interazione umana, non sono assunti, non sono verità scientifiche. E vanno espressi con questa intenzione di condivisione non di creare verità prét a porter da sfoggiare in ogni occasione. Sono certa che se ci sintonizzassimo su tale consapevolezza faciliteremmo pace e armonia.

(Il Mio Viaggio in Rwanda, Isabella Pilenga)

(Il Mio Viaggio in Rwanda, Isabella Pilenga)

(Il Mio Viaggio in Rwanda, Isabella Pilenga)

Ovviamente parlo agli occidentali perché ne conosco meglio le forme pensiero, di certo in ogni altra etnia si sta facendo strada tale semplice visione, ma i conflitti sociali cui i media danno tanto spazio e risalto sono ad opera di tutti coloro di ogni estrazione culturale, sociale, geografica, politica, spirituale che coltivano una mentalità di verità assoluta dei propri punti di vista
Mi sono dilungata, mi scuso.
Natura esuberante, popolazione rilassata e semplice, grande protezione per le donne, ancora molto usati i vestiti e le pettinature tradizionali. L’occidentalizzazione spinge, nelle merci dei supermercati, nel costo della vita, pur se non equiparata a tutti gli stipendi. Ho avuto l’occasione di seguire le vicissitudini della mia amica ospitante che ha chiesto un finanziamento alla banca dello sviluppo per un suo progetto produttivo e ha incontrato una lentezza burocratica che l’ha portata alla disperazione. Ma solo alla banca! Essendo lei etiope ha dovuto girare per uffici chiedere residenza, permessi e tutto è stato fornito in poche ore in uffici puliti, organizzati, silenziosi, efficienti, professionali e solleciti.
Poi, con la banca, il mistero… Mesi di ritardi, di impegni mancati, di promesse non mantenute, di richieste di documentazione sempre più complesse cui la mia amica si è sottoposta con la massima solerzia consegnando sempre ogni contratto, documento, certificato in tempo reale.
In sostanza un incubo, un girone infernale di 5 mesi di spese, di guadagni mancati e tutto ciò che potrete immaginare. Ora sta valutando investitori privati in partnership nella speranza che un socio locale potrebbe guidarla meglio tra le trappole del territorio.
In ogni caso l’attuale presidente Kagami ha vinto 3 elezioni con il 99% dei voti è molto amato, e rispettato in tutto il continente, sembra stia operando in modo virtuoso un giorno al mese ogni cittadino pulisce la strada di casa, accoglie in udienza ogni cittadino che abbia qualche istanza da risolvere e anche la mia amica pensa di fargli visita e raccontare i suoi incredibili trascorsi. La capitale Kigali è molto estesa si alternano quartieri residenziali e popolari tutti puliti e curati. Anche quelle che noi chiameremmo favelas (o “slum” visto che siamo in Africa e non in Brasile) danno la sensazione essere abitate da genti pacifiche e ragionevolmente serene nella loro semplicità, quella che noi intendiamo come povertà, viene ripagata con quella che potremmo descrivere una certa libertà a partire da donne e bambini.
Sono stata sul tristemente noto fiume Niabugogo che durante il terribile genocidio degli anni ’90 fluiva in chilometri di sangue e corpi. Villaggi di rurali senza servizi igienici arrampicati su scoscese che durante le piogge monsoniche si trasformano in fiumi di fango, che Kagami vorrebbe abbattere per trasportare le popolazione in alloggi più moderni, sicuri e igienici, ma sembra che la maggioranza degli abitanti non desideri abbandonare questo stile di vita per noi inconcepibile, che potrei definire estremamente “naturalistico”.
Non so come la risolveranno, io avrei costruito nuovi alloggi altrove e anche bonificato e modernizzato i villaggi lasciando libera scelta agli abitanti se andare o restare. Ma sembra che questa opzione non sia prevista. Probabilmente i governi del mondo si contaminano nella globalità e perdono a volte il contatto con la località. Forse la sfida dell’integrazione tra globalità e località la stiamo appena approcciando, c’è da liberarsi di molti schemi di “giusto/sbagliato”, a mio avviso, per vincerla.
In ogni caso, la ragione per cui ho adorato venire a conoscere questa parte di mondo è che il Rwanda potrebbe essere un esempio per tutto il mondo del miracolo del perdono. Si trovano on line molti video in cui gli ex nemici si abbracciano in lacrime, ma addirittura abbracciano gli assassini dei propri cari!!! Una cosa che non si era davvero mai vista!! Voglio pensare, anzi lo credo fermamente, che questa “Energia” del perdono in un paese che nel continente stesso chiamano “il Cuore dell’Africa” sarà salvifica ed evolutiva in modo esponenziale e l’Africa sta andando incontro al futuro che merita.
Il Rwanda un paese giovane e per certi versi vergine con una rigogliosa abbondanza di produzione agricola e, almeno in città, molta religiosità. Sulla strada principale del mio solo quartiere ho potuto contare una chiesa dietro l’altra, pentacostali, cattolici apostolici, avventisti, islamici, e poi scuole religiose, Radio Maria Rwuanda…. forse sono state decentralizzate di proposito e costruite tutte nella stessa aerea, comunque le messe ho potuto constatare che durano l’intera giornata con canti dalla mattina presto con cibo condiviso ai pasti con gruppi di preghiera e di condivisione delle letture. Da quello che ho sentito dalla mia amica ospitante, i problemi giovanili di droga e alcolismo sembra siano irrilevanti forse la semplicità, la religiosità, l’abbondanza agricola, la libertà, il rispetto delle tradizioni, tutto insieme potrebbe aver creato questo fenomeno virtuoso. E chissà, ho le mie idee, ma non le porgo come facili formule, posso parlare solo per gli occidentali, o forse solo per gli europei, o italiani, o romani… mah! La mia formula salvifica si chiama elevazione di coscienza che procede con “leggi uguali per tutti ad personam” e finisce governo diffuso… e di questo non ne faccio un mistero
Di: Isabella Pilenga
c/o “Faciviltà”
V.P. Centro Italiano Ricerche
By: C.I.R. Centro Italiano Ricerche

 

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