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Mistero del Passo Dyatlov: 9 morti causati da ‘FORZA INARRESTABILE’, polizia riapre caso

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L’enigma del Passo Dyatlov, origine di molte leggende, torna sulla scena. Dopo 60 anni le autorità russe riaprono il caso sulle morti inspiegabili.
Il mistero del Passo Dyatlov è uno di quelli che non smette a tutt’oggi di sorprendere: 9 alpinisti, 60 anni fa, furono ritrovati uccisi in modalità enigmatiche in alta montagna. Le tracce lasciavano pensare che fossero fuggiti nel cuore della notte, nudi sotto la tormenta. Le autorità stesse ammisero che le morti dovevano essere avvenute a causa di una “forza naturale inarrestabile”.Ora, a distanza di 60 anni, la polizia russa ha deciso di riaprire il caso. L’intenzione è utilizzare le tecnologie moderne per trovare quelle risposte rimaste sconosciute per oltre mezzo secolo.
I drammatici (e oscuri) eventi del Passo Dyatlov

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La drammatica vicenda ebbe inizio quando Igor Dyatlov, studente del “Ural Polytechnic Institute”, organizzò una spedizione di sci di fondo.
Era la fine di gennaio del 1959 e, accompagnato da sei uomini e due donne, partì per un viaggio di 300 chilometri attraverso gli Urali. Il gruppo confidava di terminare il viaggio in 16 giorni.

Secondo il programma, avrebbero telegrafato al loro amico Yuri Yudin una volta raggiunto il villaggio di Vizhai. Quel telegramma però non arrivò mai. Si pensò subito a un incidente, ma quello che si trovò andò ben oltre le aspettative.

(L’INSPIEGABILE)

Il 20 febbraio 1959 un gruppo di soccorso ritrovò l’accampamento dei nove escursionisti in condizioni drammatiche, ma anche molto misteriose. Le tende, infatti, risultavano tagliate dall’interno, come se il gruppo fosse fuggito nel cuore della notte strappandole con i coltelli.
A conferma di questo c’erano anche le orme, che suggerivano un indizio ancor più inquietante. Il gruppo sembrava essere fuggito a piedi nudi, o con i semplici calzini. Ovviamente degli alpinisti esperti non commetterebbero mai un simile errore (se non spinti da un pericolo immediato), dal momento che muoversi senza scarpe di notte, sugli Urali, significa morte per assideramento nell’arco di qualche ora.

(Il mistero del Passo Djatlov
Da: Douglas Mortimer)

I primi due corpi, due uomini, furono trovati alla base di un pino a circa 1,5 chilometri di distanza, in mutande e vicini ai resti di un piccolo falò. I rami del pino danneggiati suggerirono inoltre che uno dei due aveva cercato di arrampicarsi sull’albero.
Successivamente, furono trovati altri tre corpi tra l’albero e la tenda.
Gli investigatori impiegarono però due mesi per trovare i rimanenti quattro corpi, parzialmente vestiti, in un burrone a circa 75 metri dal pino. Il rapporto dell’autopsia rivelò che a uno dei cadaveri, una donna di 20 anni, mancava la lingua. Lei e un’altra vittima avevano le costole rotte e due avevano anche i crani fratturati.

( Il mistero del passo Djatlov | Misteri alieni più terrificanti
Da: Top Curiosity Italia)

Le autorità dovettero concludere che in sei morirono di freddo, ma gli altri tre riportavano ferite traumatiche troppo strane per essere spiegate in termini di semplice colluttazione. Il rapporto ufficiale affermò quindi che l’unica spiegazione era la presenza di una qualche “forza inarrestabile” che li aveva colpiti.
Secondo un necrologio del 2013 pubblicato sul quotidiano britannico Telegraph, a questi elementi già enigmatici si aggiungevano anche piccole tracce di radiazioni su alcuni degli indumenti delle vittime.
L’evento, decisamente misterioso, ha guadagnato una certa celebrità nel corso del tempo, coinvolgendo anche complottisti e teorie più che fantasiose. C’è chi ha parlato addirittura di Yeti e UFO, e questo ha fatto germogliare innumerevoli libri e film sull’argomento.
Una nuova indagine da parte delle autorità russe
Ora, a distanza di 60 anni dai fatti, le autorità russe hanno deciso di riaprire il caso. Si spera che, grazie alle nuove tecnologie, si possa dare finalmente una risposta ponderata e scientifica a questo enigma.
Alexander Kurennoi, rappresentante ufficiale del procuratore generale della Russia, ha dichiarato che tutte le morti, a suo parere, sarebbero riconducibili a fenomeni naturali. Ha quindi aggiunto: “Il crimine è fuori questione. Non c’è una sola prova, nemmeno indiretta, per favorire la versione criminale. A causare il disastro fu una valanga, una lastra di neve o un uragano”.
Il mese prossimo i procuratori voleranno sul sito, e anche una serie di esperti e soccorritori saranno coinvolti nelle indagini. Gli esperti condurranno nove diversi tipi di esame, tra cui l’utilizzo di una sonda forense, con cui sperano di far luce sull’accaduto.
Di: Andrea Micalone
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