Il grande mistero di Tutankhamon …

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Il grande mistero Tutankhamon. Riapre dopo dieci anni la tomba del faraone

Il grande mistero Tutankhamon.

Un decennio di restauri e di studi su quella che è considerata la più grande scoperta archeologica del XX secolo. Storia di un’ossessione
“Mi stanno cadendo i baffi. Non so se riuscirò più a essere l’uomo che sono stato sino a oggi”. Howard Carter era disperato quando nel 1905 gli fu tolto il ruolo di ispettore capo del sud dell’Egitto per il Consiglio supremo delle antichità francesi. Era da sei anni nel paese africano. C’era andato per inseguire la sua passione, l’Antico Egitto, e per tentare di risolvere il “grande enigma”. Così Percy Newberry, uno dei più importanti egittologi dell’Ottocento, aveva denominato la ricerca delle tombe dei faraoni. Qualcuna era stata scoperta, molte le avevano trovate già vuote, deturpate di tutto dai predatori di oggetti antichi. Mancavano all’appello però quelle dei faraoni più importanti. Diceva di esserci arrivato vicino, che era questione di anni, forse di mesi, ma che il più era già stato fatto. Poi ci fu quella rissa maledetta. Gli egiziani ubriachi che insultarono i francesi e i francesi altrettanto ubriachi che iniziarono a usare le mani. Le autorità egiziane chiesero scuse ufficiali, Carter si rifiutò di porgerle e fu licenziato. Da un giorno all’altro si ritrovò solo, senza una squadra, allontanato dal suo mondo. Provò a farla finita. Non trovò il coraggio e dopo settimane di bevute decise che ce l’avrebbe fatta da solo.

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Fortuna volle che Lord Carnarvon cercasse un egittologo per nutrire di reperti storici la sua voglia d’esotismo e che Gaston Maspero, l’uomo che inviò per primo Carter in Egitto, glielo presentasse. Per anni gli inviò cose di poco conto, qualche papiro, qualche stele, pezzi di legno con iscrizioni in geroglifico. Poi nel 1914 Lord Carnarvon ricevette la concessione per scavare nella Valle dei Re e Carter riprese da dove aveva interrotto la sua bramosia di scoperta. Per anni non ottenne alcunché e il nobiluomo inglese se ne crucciò. Gli diede l’ultimatum. Un anno ancora e se non scoprite nulla tutti a casa.
Fu allora che Carter decise di azzardare. Fu in quel momento che iniziò a inseguire la via più difficile, quella che Maspero considerava folle: fidarsi di una poesiola egizia trascritta in greco, che parlava del riposo di un re bambino lì dove il grembo della montagna incrocia quello del naso d’aquila. Gli archeologi perlustrano a lungo la zona, il fallimento sembrava imminente quando venne scoperto un gradino scavato nella roccia. Era a due passi dalla tomba di Ramses VI in un luogo che sino ad allora non era mai stato scavato, esattamente dove la montagna il grembo del naso d’aquila (ossia uno dei tratti caratteristici ci Ramses VI). Carter diede ordine di scavare. Ne vennero alla luce altri quindici, un’antica porta ancora sigillata. Si trattava di una necropoli intatta. E già questo era una grande scoperta: soltanto in pochissimi casi era accaduto ciò. Una volta entrati un nome veniva ripetuto più volte, un nome che fece quasi svenire Carter: quello di Tutankhamon.
Era il novembre del 1922. Era il 29 novembre, il giorno della più importante scoperta archeologica del XX secolo: la tomba di Tutankhamon, il “faraone fanciullo”.
Quasi un secolo dopo, un team di scienziati ha completato il restauro della tomba che ha riaperto al pubblico. Dieci anni che sono serviti per stabilizzare le pitture murali che la decoravano, per introdotte nuove barriere e sistemi di ventilazione volti a conservare il patrimonio. Soprattutto per studiare tutto ciò che ancora non si era riuscito a capire del mondo di Tutankhamon.
Di: Giovanni Battistuzzi
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