Risolto il mistero dell’Isola di Pasqua? …

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Risolto il mistero dell’Isola di Pasqua? Ecco a cosa servivano i moai

Il fascino dell’Isola di Pasqua è racchiuso tutto lì: nelle enormi teste di pietra, i moai, che guardano il mare. Chi le ha costruite? E come? Ma soprattutto, perché? Ed è proprio a quest’ultima domanda che risponde la ricerca appena pubblicata su Plos One, svelando il segreto della posizione scelta per gli oltre novecento monoliti sparsi sull’isolotto, visitato da 100 mila turisti ogni anno.

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In base ai sondaggi geologici eseguiti, pare che la gente di Rapa Nui abbia posizionato i maestosi moai non a caso ma vicino alle fonti più vitali per l’umanità: l’acqua fresca. Gli archeologi hanno incrociato la posizione delle statue con la mappa delle risorse naturali dell’isola sperduta nell’oceano Pacifico, scoprendo così che c’era una corrispondenza significativa con le fonti di acqua dolce.
Insomma, le basi di moai si trovano «esattamente dove sgorgava l’acqua», utilizzata anche per coltivare la terra. «Costruire le statue non era un comportamento inesplicabile, ma qualcosa che non solo era culturalmente significativo ma centrale per la loro sopravvivenza», sostiene il coautore dello studio Carl Lipo, professore di antropologia alla Binghamton University.
Rimane incredibile «quanta energia abbiano investito» per segnalare queste fonti, mentre sarebbero bastate opere decisamente più piccole e meno impegnative. Probabilmente questi monumenti «rappresentavano gli antenati divinizzati e celebravano la condivisione quotidiana delle risorse»: una sorta di inno alla vita e contemporaneamente un ringraziamento per quanto ricevuto, riconoscendo nell’acqua il bene più prezioso.
Di: Noemi Penna
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