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Nasa alla ricerca di vita extraterrestre: astronomo J. Wright avvia procedura ufficiale

Il Progetto SETI per la ricerca della vita aliena è stato accantonato per anni, ma ora alcuni astronomi si stanno impegnando per farlo riattivare.
Sono ormai molti anni che la Nasa ha abbandonato il progetto SETI per la ricerca della vita extraterrestre, dal momento che i risultati nel campo sono sempre stati ritenuti troppo piccoli rispetto ai fondi spesi. Da alcuni mesi però un gruppo di astronomi, con in testa Jason Wright, si stanno impegnando affinché il progetto riparta. Hanno già avviato la richiesta ufficiale, con cui proporranno di riattivare SETI. Secondo Wright sino ad oggi non sono state fatte ricerche accurate, e c’è necessità di riattivare il progetto ora che le nostre tecnologie sono enormemente evolute.
La ricerca di vita aliena da parte della Nasa e l’impegno dell’astronomo Jason Wright
Nel 1960 furono avviate le ricerche SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) quando l’astronomo Frank Drake utilizzò un radiotelescopio a Green Bank, W.Va., per tentare di trovare i segnali di qualche civiltà intelligente non terrestre.
La Nasa attese però sino al 1992 per avviare il programma SETI ufficiale, programma che però vide la sua brusca chiusura l’anno seguente. Le ricerche in questo campo proseguirono poi solo grazie a ricercatori privati interessati.
L’astronomo Jason Wright è però deciso adesso a far tornare la Nasa sui propri passi. Ad un meeting a Seattle dell’American Astronomical Society in gennaio, Wright ha convocato una riunione di esperti per avviare una procedura avente l’obiettivo di reinserire il programma SETI all’ordine del giorno della NASA.
Per questa ragione il suo team di ricerca ora sta scrivendo una serie di articoli che sostengono che gli scienziati dovrebbero cercare nell’universo “tecnodisegni”, cioè qualsiasi segno di tecnologia aliena, dai segnali radio al calore disperso. La speranza è che questi documenti rientrino nel rapporto al Congresso “Astro 2020: indagine decennale su astronomia e astrofisica”.
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Quest’ultimo, infatti, determinerà quali studi e quali ricerche riceveranno finanziamenti federali nel prossimo decennio.
“La posta in gioco è alta”, afferma Wright, della Penn State University. “Se il sondaggio decennale dirà: ‘SETI è una priorità scientifica nazionale’, NSF e NASA dovranno finanziarlo”.
La ‘vita nello spazio’ torna nella discussione scientifica
Secondo Wright l’atteggiamento del mondo scientifico nella ricerca di vita aliena è cambiato negli ultimi cinque anni. Nel 2018, infatti, la Nasa ha richiesto un rapporto su quali potrebbero essere le tecnologie necessarie per la ricerca di vita extraterrestre, e anche per questo Wright e i suoi colleghi si sono attivati.
La situazione SETI si è inoltre evoluta dal lancio del telescopio spaziale Kepler nel 2009, che ha scoperto migliaia di esopianeti prima che la sua missione terminasse nel 2018. Alcuni di questi pianeti al di fuori del nostro sistema solare sono simili per dimensioni e temperatura alla Terra, alimentando la speranza che possano ospitare anche la vita.
I vecchi argomenti secondo cui i pianeti come la Terra sono rari non sono più validi, dice Wright.
Il prossimo grande telescopio spaziale della NASA, il James Webb Space Telescope, ha in programma di cercare direttamente segni di vita aliena nelle atmosfere degli esopianeti. Finora, però, nessuno ha trovato alcun “biosegnale”.
“L’astrobiologia e la ricerca della vita sono diventate una parte importante di ciò che fa la NASA”, afferma ancora Wright. “Il fatto che non cerchi anche la vita intelligente è diventato sempre più incongruo con le sue altre attività”.
Di: Andrea Micalone
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